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Ambiente Sicuro 31 - Ci servono davvero altre piste ciclabili?

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Gori Ecofficina compie 50 anni di attività questo Settembre. Un traguardo importante che vorremo festeggiare con tutti i nostri clienti, ma come fare per le norme di distanziamento sociale? Abbiamo trasformato una difficoltà in opportunità e abbiamo trovato un modo per farvi comunque partecipare ai nostri festeggiamenti. Scopri quale.



Una recente ricerca ha rivelato che in Italia al momento sono presenti circa 800.000 monopattini, un numero che in realtà sta crescendo ad una rapidità enorme. Non stiamo neanche a contare la quantità di biciclette, tra quelle tradizionali e quelle elettriche, presenti in commercio perché siamo sicuri sia un valore sicuramente enorme. Tali numeri saranno inoltre, sicuramente, gonfiati in futuro grazie al Bonus Mobilità presente sia nel Decreto Rilancio che nel Decreto Agosto. Con questo esponenziale aumento di quelli che vengono definiti "utenti deboli della strada" era inevitabile (o almeno augurabile) che sarebbero aumentate anche le infrastrutture al servizio della micromobilità urbana. Questo è effettivamente successo, ma chi usa monopattini e biciclette ne ha davvero guadagnato in sicurezza?

E' innegabile. Negli ultimi anni abbiamo visto un enorme fiorire di piste ciclabili. Tale espansione è stata supportata anche a livello normativo, sia nel Decreto Rilancio che nelle modifiche al Codice della Strada inserite nel Decreto Semplificazioni. Tutto bello sulla carta, ma, come vedremo nell'articolo Ambiente Sicuro di oggi, tutto questo incontra una pesantissima criticità che sta già facendo pagare il proprio prezzo in incidenti stradali. Prima di iniziare, però, ti ricordo che ogni venerdì escono i nostri articoli dedicati all'ambiente e alla mobilità sostenibile e che per restare aggiornato ti puoi iscrivere alla nostra newsletter. Bastano due veloci clic ed è completamente gratuita!


ambiente sicuro 31 casa avanzata

Nuovi Rischi

Se dei rischi legati all'utilizzo dei veicoli elettrici da parte degli utenti deboli abbiamo già parlato qualche settimana fa, invitando ad una maggiore consapevolezza di tutti, non abbiamo però definito chiaramente l'altra faccia della medaglia, ovvero tutti i nuovi rischi che chi usa monopattini e biciclette elettriche deve affrontare giornalmente. Si parla di corsie ciclabili non protette e realizzate senza alcuna cura della sicurezza degli utenti della strada. Il "menù" di pericoli è veramente vastissimo e va dalle brusche curve a gomito, che obbligano spesso il ciclista/monopattinista a entrare in modo improvviso nella strada normale, fino agli incroci o ai passi carrabili piazzati senza preoccuparsi del fatto che gli altri veicoli che li ingaggiano potrebbero travolgere chi percorre la ciclabile.

A questo si unisce l'ignoranza sul Codice della Strada e sulle nuove modifiche. A Milano e nelle città dove corsia ciclabile e casa avanzata sono già in vigore è stato già dimostrato come gli automobilisti, in caso di traffico intenso, non si fanno problemi a invadere gli spazi che dovrebbero essere limitati alle biciclette e ai monopattini elettrici. Anzi, molti di loro hanno dimostrato di non sapere neanche che cosa è la "casa avanzata" (si tratta di uno spazio agli incroci riservato a bici e monopattini elettrici che risulta più avanti rispetto al normale punto di stop degli altri veicoli). Se già abbiamo problemi con un concetto così semplice come questo, tremo solo al pensiero di che cosa succederà quando saranno implementate le strade urbane ciclabili e il doppio senso ciclabile presenti nel Decreto Semplificazioni.


ambiente sicuro 31 ciclabile occupata

Di chi è la Colpa?

Dipende a chi lo chiedi. Gli automobilisti e i pedoni non hanno dubbi: è colpa dei ciclisti e dei monopattinisti che non rispettano i loro spazi e le norme del Codice della Strada. D'altro canto, se chiediamo a loro, la principale lamentela sarà che questi spazi non sono protetti a sufficienza e tanto meno sono rispettati dagli altri utenti della strada. Se percorrendo una corsia ciclabile rischio la vita o se magari questa è costantemente occupata da auto parcheggiate in modo illegale, allora io non potrò fare altro che percorrere un marciapiede con il mio monopattino. Questo perché lo percepisco come "più sicuro" rispetto alla strada principale. Un errore di valutazione che può costare caro visto che, in realtà, percorrere con un monopattino elettrico (o una bicicletta, sia chiaro) un marciapiede non è solo ugualmente rischioso per la nostra salute, ma abbassa anche la sicurezza di tutti i pedoni presenti. La colpa sembra essere di tutti e di nessuno allo stesso tempo.

I risultati di questo cane che si morde la coda sono sotto gli occhi di tutti. Solo nella prima metà di Settembre abbiamo avuto innumerevoli incidenti stradali che hanno visto coinvolti ciclisti e monopattinisti (con una media di almeno due al giorno), alcuni dei quali anche molto gravi, con almeno un caso di monopattinista in coma. La zona rossa su cui sono puntate tutte le telecamere è, ovviamente, Milano, ma la situazione si sta velocemente espandendo e aggravando anche nelle altre zone con la stessa velocità con cui aumentano le vendite dei monopattini elettrici. In realtà questo è tutt'altro che un problema nuovo, gli utenti deboli della strada sono sempre stati bistrattati in questo modo, ma la crescente popolarità della mobilità sostenibile, così come l'aumento delle infrastrutture a loro riservate, lo ha riportato sotto i riflettori ancora una volta. Il fatto che un problema sia vecchio e conosciuto, in ogni caso, non deve distogliere dal fatto che non è risolto.


ambiente sicuro 31 incidente monopattino

Cambiare il Punto di Vista

Come risolvere quindi questo problema? Al solito modo che, purtroppo, non è quello che sembra stia intraprendendo l'amministrazione pubblica. Se è vero che un maggior numero di infrastrutture per la mobilità sostenibile sono più che benvenute, allo stesso tempo non basta realizzare una pista ciclabile perché i ciclisti siano più sicuri e soddisfatti. Quella pista va progettata con cognizione di causa e, soprattutto, va protetta, allo stesso modo in cui devono essere protetti tutti i vari utenti nella strada nel momento in cui qualcuno usa un veicolo in modo improprio. Un controllo costante da parte delle forze dell'ordine potrebbe aiutare a "insegnare" nel modo più duro agli utenti della strada certe cose su cui non sono informati. Purtroppo, però, spesso e volentieri sono gli stessi vigili che scelgono di chiudere un occhio verso gli utenti deboli (come scritto in questo articolo di Autologia) o verso determinati comportamenti (ma si, dai, ha parcheggiato sulla pista ciclabile solo per 10 minuti e perché tutti i parcheggi sono pieni, cosa vuoi che succeda?). Così chi sbaglia continua a sbagliare e la situazione non fa che diventare sempre più critica.

Il punto della questione è che non basta creare corsie ciclabili e case avanzate, non basta favorire la vendita di monopattini e biciclette con bonus anche sostanziosi, non basta sostenere verbalmente e normativamente la mobilità sostenibile. Niente di tutto questo basta se non si effettua anche un cambio di punto di vista e si insegna alla propria popolazione una maggiore consapevolezza della mobilità urbana ed un maggior rispetto di tutti gli utenti della strada. Quest'ultimi passano spesso troppo tempo a puntarsi il dito contro, a suonare il clacson, a urlarsi addosso e scaricarsi le colpe, ma non riescono a realizzare che quello che manca è una struttura atta a migliorare la loro educazione stradale. Perché se io credo che un certo comportamento sbagliato sia giusto, continuerò a ripeterlo finché qualcuno non verrà a dirmelo e a spiegarmi le sue conseguenze. Abbiamo ancora una volta ripetuto lo stesso errore: abbiamo costruito un sacco di strade, senza spiegare come percorrerle. Finché la sicurezza stradale non smetterà di essere una bella parola da pronunciare nei momenti di comodo e diventerà una reale preoccupazione dell'amministrazione pubblica, allora percorrere una strada con un veicolo (a prescindere da quale esso sia) continuerà a rappresentare un pericolo per tutti. Non abbiamo davvero bisogno di più piste ciclabili, ma di una maggiore educazione stradale.


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