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Ambiente Sicuro 44 - Emissioni Auto: Europa contro Costruttori

Il settore automotive si sta sempre più frazionando come se si stesse giocando una partita di calcio: da una parte i sostenitori dell'elettrico e dall'altra i denigratori. Un incontro senza regole che viene alimentato da molti organi mediatici e politici, spesso approfittandosi della scarsa consapevolezza degli italiani su questo argomento. Che la mobilità elettrica stia avanzando non è un dubbio, ma un dato di fatto. E' l'unico mercato di settore a non aver perso colpi durante la pandemia e probabilmente farà ancora più passi in avanti grazie ai nuovi incentivi. Detto questo, la percezione delle auto elettriche come "meno inquinanti" è molto distorta. Non è un'affermazione falsa, ma va valutata nei casi specifici perché anche i motori diesel di ultima generazione possono dire la loro in merito con dei risultati sorprendenti che sono stati recentemente misurati.

La situazione è molto meno chiara di come viene spesso dato per scontato e che questo passaggio di consegne si stia sempre più strutturando come una guerra piuttosto che come un'integrazione tra due prodotti diversi che possono coesistere, è un problema che a breve dovremo affrontare tutti. In tal senso va detto che la Commissione Europea non sta minimamente aiutando a far interagire in maniera pacifica i vari settori della filiera auto e sembra molto più interessata ai grandi proclami che, però, finiscono per generare ancora più astio. Nell'articolo Ambiente Sicuro di oggi vediamo perché. Prima di iniziare, però, ti ricordo che ogni venerdì escono i nostri articoli dedicati all'ambiente e alla mobilità sostenibile e che per restare aggiornato ti puoi iscrivere alla nostra newsletter. Bastano due veloci clic ed è completamente gratuita!


ambiente sicuro 44 logo sustainable and smart mobility strategy

Sustainable and Smart Mobility Strategy

Dietro l'ennesima situazione molto tesa tra la Commissione Europea e i costruttori di auto c'é la Sustainable and Smart Mobility Strategy (Strategia per una Mobilità Sostenibile ed Intelligente). Questo è un documento redatto dal già nominato organo regolatore dell'Unione Europea che elenca 82 iniziative che coinvolgono tutte le tipologie di trasporto (aereo, marittimo e terrestre), fissando delle linee guida che dovranno essere perseguite da tutti i paesi dell'Unione. L'obiettivo finale è, ovviamente, ridurre le emissioni e promuovere un'economia moderna, digitale e pulita. Fin qui nulla di male, ma i problemi iniziano quando si legge il testo effettivo (che puoi scaricare qui).

Leggiamo infatti i primi tre punti della road map della strategia.

  1. Entro il 2030 saranno operativi almeno 30 milioni di automobili e 80.000 camion a emissioni zero.
  2. Entro il 2050, quasi tutte le auto, i furgoni, gli autobus e i nuovi veicoli pesanti saranno a emissioni zero.
  3. Le navi oceaniche a emissioni zero e i grandi aeromobili a emissioni zero saranno pronti per il mercato rispettivamente entro il 2030 e il 2050.

L'obiettivo finale dichiarato è quello di rendere entro il 2050 l'economia europea neutra rispetto al clima, ovvero con emissioni nette di gas serra il più possibile ridotte (e le rimanenti compensate).


ambiente sicuro 44 dettagli sustainable and smart mobility strategy

La rabbia dei costruttori

I tre punti in questione hanno presto generato una reazione tutt'altro che pacifica da parte dei costruttori del settore trasporti. Per quanto riguarda le auto, l'associazione dei costruttori europei ACEA ha espresso forti riserve tramite un comunicato firmato dal suo direttore generale Eric-Mark Huitema. In questo leggiamo che "per raggiungere l'obiettivo della Commissione, dovremmo aumentare di quasi 50 volte il numero delle auto a emissioni zero in circolazione in soli 10 anni. Non esistono le condizioni giuste per fare un salto così imponente." Insomma, l'Europa vuole fare il passo più lungo della gamba e infatti l'ACEA chiede più investimenti nelle infrastrutture di ricarica, un aumento dei programmi di rottamazione per le auto più vecchie (in Europa l'età media è di 11 anni) e una riqualificazione dei lavoratori del settore automobilistico. Tutti passaggi necessari se si vogliono davvero raggiungere gli obiettivi dichiarati.

D'altronde va ricordato che le Case stanno già faticando non poco per allineare le loro flotte al limite imposto in precedenza per il 2030 che era del 37,5% inferiore ai 95 grammi di CO2 per Km del biennio 2020/2021. Già tale obiettivo era raggiungibile solo vendendo molte più auto ibride ed elettriche rispetto ad adesso e sembrava decisamente irraggiungibile, ma adesso la Commissione Europea vuole addirittura alzarlo al 50%! Un traguardo assurdo che sembra quasi denotare un distacco dalla realtà dei fatti. Contro di tutto questo si è espressa anche la CLEPA, l'associazione dei fornitori automotive, tramite voce del suo presidente e segretario generale Sigrid de Vries che ha dichiarato che "CLEPA appoggia l'accordo l'accordo di Parigi sul clima e l'obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Pensiamo però che una strategia basata solo su veicoli elettrici a batteria e a fuel cell contraddice il principio di apertura tecnologica, non raggiungerà la neutralità del carbonio né sosterrà la competitività europea."


ambiente sicuro 44 euro 7

Euro 7 e occupazione

La situazione è critica e non sembrano esserci vere e propri vie d'uscita. La Sustainable and Smart Mobility Strategy è per altro solo l'ultimo dei macigni che è caduto addosso alla filiera del settore automotive. Una filiera che è sempre più minaccia da ogni lato. Solo pochi mesi fa, infatti, erano stati annunciati i limiti delle normative Euro 7 che hanno subito alzato un enorme polverone di critiche per la severa stretta sulle emissioni di ossidi d'azoto (motivo per cui probabilmente non sono ancora stati ufficializzati). Si parla infatti di emissioni di NOx di 30 mg/km, ma non si esclude un valore di 10 mg. Se confrontiamo questi valori con quelli dell'Euro 6d (80 mg/km per le diesel e 60 mg/km per le auto a benzina) possiamo ben capire dove è il problema (puoi trovare un'analisi più approfondita in questo articolo).

Un altro fatto che poi non viene spesso preso in considerazione e viene bellamente ignorato è quello dell'impatto che avrebbe sull'occupazione un completo passaggio alla mobilità elettrica come indicato nei vari documenti in esame (e spinto dagli organi politici). Le auto elettriche hanno molti meno pezzi di qualsiasi altra tipologia e si costruiscono in molto meno tempo, soprattutto una volta messa in piedi una produzione in grande serie di batterie. Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche per chi lavora per le case di produzione e quest'ultime in questo periodo hanno bisogno di tutto, tranne che dei sindacati sul piede di guerra. Purtroppo, però, di questo si parla poco e male, quando dovrebbe essere un contro molto importante ad una conversione completa e non ben programmata.


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